Un Workshop sulle mie tecniche di Digital Watercolor allo Spazio Lambrate con Associazione Autori Immagini

La mia esperienza di illustratore con le tecniche ad acquerello per l’illustrazione di moda pubblicità ed editoria. Come ho affrontato il passaggio dal “tradizionale al digitale”. Come lavoro e che strumenti uso. Come ho traghettato una esperienza di decenni fatta di veri colori, pennelli e diluenti al mondo delle tavolette grafiche e dei tools di Photoshop solo con l’aiuto di alcuni plugins molto particolari di cui vi parlerò nei dettagli, e tanta voglia di mettermi alla prova ed allargare i miei orizzonti artistici.
Sarà un workshop quindi sul “Digital painting”, ma strettamente mirato al watercolor con focus sulle tecniche, tipiche, dell’acquerello tradizionale.

Una esperienza coinvolgente sia per i tradizionalisti che ancora temono il grande passo, che per nativi digitali che non conoscono il pennello ed il suo background.

Il programma del Workshop

Il workshop sarà diviso in due parti. Una prima parte dimostrativa ricca di esempi: le mie tavole fisiche originali, storyboard, slide, campagne e casi-studio con le quali racconterò la mia storia professionale (pubblicità/cinema) e presenterò le novità tecniche del mio lavoro, gli strumenti e le tecniche che uso e come le uso.

Ed una seconda parte esperienziale, nella quale mi dedicherò completamente agli iscritti nella realizzazione individuale di un artwork realizzato con i nuovi tools di “Kyle” su Photoshop finalizzato ad un progetto di pubblicità, moda o editoria digitale (o tutti e tre insieme!).

L’obiettivo del Workshop

Uscire con la conoscenza di nuovi strumenti e nuove tecniche che riusciranno a guidarvi in una evoluzione professionale mirata alle nuove realtà del mercato contemporaneo, per comunicazione moda cinema e arte.
(Oppure: la consapevolezza che qualsiasi tecnica o esperienza personale, con l’aiuto di strumenti adatti e di precise guide sul metodo, può essere evoluta e trasformarsi in successo professionale.)

 Mi rifaccia la domanda

Ma perché un illustratore nativo-tradizionale dovrebbe passare al digitale? Quale convenienza o giovamento può trarne?…

Primaditutto una premessa fondamentale: non ho “lasciato” il tradizionale per il digitale, né lo farò mai. Nessun illustratore o artista lo farebbe. L’evoluzione delle nuove tecnologie in campo artistico (programmi e macchine) ha proprio questo come obiettivo: entrare sempre più nel lavoro di un creativo come strumento e non come fine. Il modo più intuitivo e “leggero” possibile con il quale potersi avvalere indifferentemente di reale o virtuale per produrre con maggiore forza e velocità i propri progetti. La morale è che entrambe le esperienze sono irrinunciabili – per me – ad oggi.

Da parte mia avrei decine di buoni motivi per consigliarvelo ma, in sintesi, vi do le risposte fondamentali:

1. Per la maggiore fedeltà del risultato.
…E naturalmente anche per la maggiore velocità. Mi spiego meglio con un esempio. Cominciai a pensare seriamente a passare al digital watercolor dopo che, per uno dei miei più importanti clienti, i tempi del processo realizzazione>presentazione>correzione>fotografia>spedizione di ogni tavola erano diventati di gran lunga più estesi delle ore che potevo dedicare al sonno. Senza contare che l’acquerello in particolare, ma ogni tavola dipinta in generale, a meno che non disponiate di set fotografico attrezzato con bank ottico, diventa il soggetto più complesso da riprodurre se cercate fedeltà nei colori. Altro che telefonino!

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2. Per la gestione degli errori
Sono un acerrimo nemico della gomma da cancellare sin dai tempi della scuola (ai miei allievi di sketching la tolgo alla seconda settimana) e sostengo l’importanza della “gestione degli errori” nel tradizionale… Ma il “control-z” o mela-zeta come la chiamo io, è indubbiamente una risorsa quasi come lo è diventato il telefonino per un free-lance. la possibilità di ritornare indietro nel tempo utilizzando pennelli è ormai irrinunciabile e non solo per chi sketcha! Rischia di diventare patologico se abusato, questo è vero, ma vi consente di trovare “quel” segno tanto cercato senza buttare tutto il lavoro fatto fino a quel momento.

3. Per tenersi l’originale (superare il concetto di proprietà dell’originale, il copyright)
Per anni, i primi, ho ceduto “in toto” tavole meravigliose ad agenti, art directors o mercanti della prima ora senza aver tenuto che qualche sbiadita fotografia. Sbagliavo. Dovevo dar loro un fotocolor e tenermi l’originale. Ed inoltre pretendere il resoconto degli utilizzi commerciali di quell’opera. Ancora non conoscevo la parola “diritti” quelli che cedi al cliente solo per un determinato tempo o spazio della tua immagine. Ma l’originale è inalienabile e resta tuo, lo riconosce una legge condivisa in tutto il mondo. Con il digitale il problema è avulso, risolto alla radice: puoi distribuire ovunque e a chiunque nel mondo l’immagine perfetta di ogni tua opera, ma protetta (ci sono migliaia di safe-grisaille). Con il digitale – se non vi spiace – l’originale te lo tieni tu. Sempre.

 

4. Chi è Kyle e cosa fanno i suoi pennelli?
Al tempo delle mani valgono le macchine e in quello delle macchine hanno più valore le mani, diceva qualcuno; ma la scommessa digitale – in anni di “robot” – è stata proprio quella di avvicinarsi sempre di più al gesto, al segno, alla fluidità tipica dell’u/mano. Comprese le imperfezioni. Perchè niente è più umano e quindi estetico dell’imperfezione. Ogni artista lo sa. Per questo un illustratore-matematico americano (qualifica di mia invenzione del tutto arbitraria n.d.r.) come Kyle Webster, illustratore nativo-tradizionale, unisce tecnologia a tradizione e si mette a studiare per produrre dei “tools”, alias pennelli digitali, per Photoshop che imitano quasi perfettamente le pennellate reali. Dall’olio all’acrilico, dalla grafite all’acquerello, non vi è tools-packages di questo intraprendente americano che non venga inventato offrendo agli artisti una gamma di tecniche e di effetti sorprendentemente realistici. Kyle li commercializza e li vende direttamente online, da bravo entrepreneur. Devo dire che dopo averli tutti sperimentati, con relativamente poco dispendio di memoria alcuni di questi sono del tutto innovativi e rivoluzionari. Ad esempio i “wamazing brushes”, i pennelli volutamente imperfetti del pacchetto Real Watercolor che sfruttano la pressione progressiva per ottenere l’effetto “slavato”, tipico dell’acquerello tradizionale. Oppure i Big-wash-brushes utili per creare i “laghetti” di colore tipici della tecnica del bagnato su bagnato. Kyle peraltro offre un supporto con un help-desk per i primi approcci ai suoi tools (in lingua inglese) e spero di averlo ospite al mio Workshop!

Le tre parole più importanti che vengono dette agli aspiranti che presentano il loro portfolio al colloquio con la Dreamworks sono “Working, working & working”

5. Quali abilità richiede approcciarsi al digitale?
Per dirla con Paul Lasaine (Concept artist per Dreamworks, Disney, Pixar, insegnante a “Schoolism” nonché talentuoso artista figurativo tradizionale) giusto ieri mi ricordava che le tre parole più importanti che vengono richieste ai giovani che presentano il loro portfolio alla Dreamworks sono “Working, working & working”. Così dicendo stabiliva l’importanza del primato del lavoro come viatico più importante per ogni aspirante al mondo delle arti visive in digitale. Questo giusto per scacciare – ove ancora esista – un vecchio luogo comune che accampava “facilitazioni” di un qualche tipo per chiunque scelga la tavoletta grafica alla tavola e ai pennelli. Niente di più sbagliato, ovviamente, il talento va costruito giorno per giorno su carta, cartone, tavoletta o monitor che sia. Nessuna scorciatoia. Il paziente lavoro conta e solo la vera passione alla fine paga.

In tempi di gratificazioni istantanee offerte nella società dei Facebook e smartphone, resto fermamente convinto del primo principio dei guerrieri Ninja: fare molti anni di pratica a tendere l’arco, prima di scagliare la prima freccia.

Grazie a Associazione Autori Immagini | Wacom | Kyle Webster | Benedetta Frezzotti

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